L’UTILITA’ DEGLI ETF

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I nostri Portafogli ETF

Commento del 21 novembre 2019

Il servizio di consulenza di ABS Consulting per i patrimoni compresi tra 100 e 300 mila euro viene
svolto con la predisposizione di portafogli ETF. Questo consente in assoluta assenza di conflitti di
interesse di poter garantire anche a portafogli di queste dimensioni un’adeguata diversificazione e
un contenimento dei costi di negoziazione bancaria. Sia la Mazziero Research sia ABS Consulting
non sono legati ad alcuna banca e ad alcun emittente di ETF; il cliente può mantenere il conto presso
la propria banca di fiducia, purché questa fornisca pieno accesso agli ETF ed ETC quotati a Milano.

Cosa sono gli ETF

Gli ETF, acronimo di Exchange Traded Funds, sono dei fondi a replica passiva. Un ETF è nella struttura
molto simile a un fondo comune o a una sicav, ma grazie alla replica passiva presenta una serie di
vantaggi:
• La replica passiva di un indice (meglio specificato in seguito) consente di non avere una complessa struttura di personale (Team di gestione, uffici studi ecc.) e quindi garantisce una consistente riduzione dei costi. A solo titolo di esempio un fondo comune azionario può presentare commissioni di gestione anche superiori al 2,0-2,5% l’anno, mentre un ETF azionario, salvo particolari eccezioni, contiene i costi annui al di sotto dello 0,5%.
• I fondi comuni generalmente sono collocati presso gli investitori con una rete di vendita che, apparentemente gratuita, viene invece remunerata attraverso commissioni di acquisto o vendita o con apposite categorie commissionali di gestione annua. Gli ETF sono quotati in borsa e le uniche commissioni aggiuntive sono quelle caricate dalla propria banca per la compravendita, come nel caso acquisti o vendite di azioni e obbligazioni.
• Essendo gli ETF quotati in borsa si ha la certezza immediata dell’importo investito o realizzato in base al numero di quote acquistate o vendute. Non è così nel caso di fondi o sicav dato che investendo un certo importo si conoscerà solo dopo alcuni giorni le quote attribuite oppure vendendo un certo numero di quote si conoscerà solo a posteriori l’importo riscattato.
• Gli ETF replicano panieri o indici composti da una moltitudine di titoli, obbligazionari o azionari, garantendo con un’unica operazione di acquisto un’ampia diversificazione dell’investimento. Fallimenti di una società o di un emittente obbligazionario hanno in genere impatti molto limitati sull’andamento dell’ETF.
• Esistono particolari ETF, chiamati ETC da Exchange Traded Commodities, che consentono di investire in materie prime o panieri di queste anche per importi ridotti e senza dover operare su derivati, che agendo a leva potrebbero determinare anche una perdita superiore al capitale investito.

Indici e panieri replicati da un ETF

La replica passiva di un indice da parte di un ETF consente di investire e ottenere per il proprio
investimento un andamento uguale all’indice, con il minimo scarto possibile.
In pratica è possibile, anche per importi ridotti, ottenere un rendimento che altrimenti sarebbe
raggiunto investendo in tutte le aziende che compongono l’indice, impiegando importi di grandi
dimensioni e con numerose operazioni di compravendita che peserebbero sui costi.
Se dovessimo riassumere in poche parole, l’investimento con ETF consente ampia diversificazione
anche per piccoli importi e con costi ridotti.
Di indici ve ne sono molteplici:
• Azionari: dall’indice globale, che costituisce un sottoinsieme di tutte le azioni del mondo
sviluppato, a quello dei soli paesi emergenti; oppure l’indice dei singoli paesi come Stati Uniti
o Italia, piuttosto che indici che raggruppano particolari settori (esempio beni di consumo)
o tematiche (ad esempio robotica) o particolari selezioni di azioni in base alla solidità di
bilancio.
• Obbligazionari: comprendono numerose emissioni obbligazionarie riunite in base a criteri di
zona di appartenenza, come ad esempio Area Euro, oppure paesi emergenti; in altri casi è
possibile selezionare raggruppamenti in base alla durata residua dei titoli o all’indicizzazione
all’inflazione.
• Immobiliari: consentono di ottenere il rendimento derivante dall’affitto di immobili ad uso
ufficio o commerciali a livello globale o di singolo continente (come ad esempio l’area
asiatica).
• Materie prime: come già anticipato, consentono di ottenere il rendimento pari
all’andamento di una o più materie prime. Questo tipo di investimento va fatto solo se
pienamente coscienti di come funzionano questi mercati, dato che alcuni aspetti e false
convinzioni potrebbero rivelarsi autentici trabocchetti.
• Liquidità: pur essendovi ETF che consentono di parcheggiare la liquidità, attualmente non
sono utilizzabili a causa dei rendimenti negativi; la liquidità viene mantenuta come
disponibilità di conto corrente.

Il Portafoglio in ETF consigliato da ABS Consulting

L’attuale asset di portafoglio in ETF è ripartito come appare nel grafico a torta.

La parte obbligazionaria (22%) comprende obbligazionari emergenti ed emissioni statunitensi coperte dal cambio, a cui si affianca un ETF indicizzato all’inflazione. La componente azionaria(35%) si articola con un’alta diversificazione geografica, utilizzando anche ETF la cui composizione dipende dai parametri di solidità del bilancio delle aziende. Le materie prime (6%) comprendono ETC di metalli preziosi, mentre l’ETF immobiliare dopo diversi anni di esposizione è stato tolto dal portafoglio quest’anno. L’allocazione in liquidità (37%) è fondamentale per attutire eventuali cali di mercato e fornire il capitale necessario a nuovi acquisti una volta che maturano le opportunità di prezzo o rendimento.

La scelta degli ETF

Una volta deciso l’inserimento di un nuovo ETF nel portafoglio, lo scegliamo verificando i minori costi di gestione annua, tenendo conto anche della dimensione e dei maggiori volumi di scambio. Il fatto che vi siano molti scambi, assicura all’ETF una buona liquidità e una facile compravendita grazie a una forchetta tra prezzo in vendita e in acquisto ridotta.

 

Questo aspetto diventa ancora più importante qualora si sia costretti a vendere in condizione di stress del mercato. A parità di altri elementi, qualora sia possibile, la nostra scelta ricade sull’ETF ad accumulazione piuttosto che a distribuzione di dividendi; questi infatti risultano più efficienti fiscalmente, visto che il 26% di capital gain verrà pagato solo al momento della vendita e non ad ogni distribuzione di dividendo. Il grafico sopra mostra sostanziale equilibrio dell’allocazione di portafoglio fra ETF ad accumulazione e a distribuzione, questi sono stati inseriti in mancanza di prodotti similari ad accumulazione.

Andamento e ulteriore caratteristica del Portafoglio ETF

I rendimenti passati non sono garanzia dei rendimenti futuri e generalmente tendiamo a privilegiare
il contenimento del rischio all’inseguimento del rendimento a tutti i costi. Tuttavia, come si può
osservare dal grafico qui sotto il portafoglio in ETF ha reso intorno al 12% da inizio anno.


Questo apprezzamento deve comunque essere considerato anomalo, in quanto nell’arco del
triennio i rendimenti medi sono stati tra il 4 e il 5% a seconda dei clienti, con il 2018 che in sintonia
con la quasi totalità dei mercati ha presentato un risultato negativo (si veda anche il grafico sotto).


Occorre precisare che ogni cliente può avere risultati differenti in funzione del momento di partenza
del servizio di consulenza. Infatti, se pensiamo che un certo ETF si stia avvicinando al momento di
vendita, non ne viene consigliato l’acquisto al nuovo cliente.
Il grafico sotto mostra anche il comportamento del Portafoglio nel ridurre la volatilità complessiva,
infatti il cerchio più ampio si posiziona ai livelli minimi di volatilità annualizzata (estremità sinistra
del grafico), intorno al 3,5% annuo, a fronte di ETF con volatilità ben superiore al 20% (estremità
destra del grafico).
Questo incide naturalmente anche sul rendimento che appare più mitigato, ma evita di sottoporre
l’investitore a forti sbalzi di quotazione che potrebbero risultare dannosi nel momento del
disinvestimento.

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