LE PREVISIONI SONO DIFFICILI, SOPRATTUTTO PER QUANTO RIGUARDA IL FUTURO

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di Andrew Lawford

Purtroppo l’attività di prevedere l’andamento dei mercati è alquanto difficile e spesso lascia l’amaro in bocca a chi segue le analisi che escono prontamente tutti gli anni. Tuttavia il mercato richiede previsioni e quindi il mercato le riceve, ignorando del tutto la lezione di Ken Arrow, premio Nobel per l’economia nel 1972.

Arrow aveva il compito, lavorando per l’esercito americano durante la seconda guerra mondiale, di produrre previsioni meteorologiche per il lungo termine. Analizzando il lavoro svolto, Arrow si è reso conto che le previsioni che lui e i suoi colleghi erano in grado di produrre non erano meglio di previsioni fatte a caso e perciò ha chiesto al commando di sciogliere il suo gruppo di lavoro. La risposta memorabile da parte del Generale era la seguente: “Sebbene il Generale capisce che le previsioni sono inutili, tuttavia sono necessarie per le pianificazioni.”

L’esperienza nei mercati finanziari insegna una lezione molto simile, ma a differenza di Arrow, gli analisti finanziari tipicamente non ammettono l’inutilità del loro lavoro, preferendo invece di considerare i vari fattori imprevedibili che sono intervenuti per cambiare le basi delle previsioni fatte. Spesso, le “previsioni” per l’anno nuovo non sono altro che un racconto della continuazione dell’anno precedente, ma non si sa dove sta il valore nel dire: “se non cambia niente, tutto continuerà come prima”.

Per il 2018, infatti, la maggior parte delle previsioni che ho visto parlano di una continuazione sostanziale delle condizioni presenti nei mercati nel 2017. In parole povere, si dice che i mercati sono in quella situazione felice in cui, con l’inflazione bassa, una fiscalità migliorata soprattutto per le multinazionali americane (grazie ai recenti interventi di Trump), una ripresa nel vecchio continente e flussi commerciali in aumento, si può continuare come in questi ultimi anni.

Qualche voce fuori dal coro c’è, però. Ad esempio, il gestore Jeffrey Gundlach, capo di DoubleLine Capital (circa 100 miliardi USD sotto gestione) ha fatto un commento recente in cui ha notato, secondo me giustamente, che se nessuno degli indicatori macroeconomici indica la possibilità di una recessione, vorrà dire che la situazione positiva è già scontata dalla borsa. Purtroppo, dai momenti migliori si può solo peggiorare, anche se non si sa bene esattamente quali difficoltà potrebbero essere in agguato.

Altrettanto si può dire, ma forse ancora di più, per le previsioni sulle valute. Mi è capitato recentemente di ricevere una telefonata da un imprenditore che voleva delle previsioni sul cambio EUR/USD.
Essendo abbastanza in confidenza con questa persona, mi sono permesso la risposta frivola: “andrà su e giù”. Tuttavia, molte parole vere sono dette per scherzo e purtroppo devo ammettere di non avere un’opinione migliore sul tema.
La cosa che noto è che quando un tasso di cambio inizia un certo trend, gli analisti ci corrono dietro, giustificando il movimento avuto finora e trovando motivazioni per cui dovrebbe continuare nella direzione attuale.
Per citare un esempio del recente passato, quando il cambio EUR/USD è sceso sotto 1,10, erano in molti a prevedere la parità tra le due valute. Perché non hanno previsto ciò che poi è successo?
Probabilmente non è per mancanza di diligenza, ma per mancanza di riconoscimento dei propri limiti. Le previsioni sono difficili, soprattutto per quanto riguarda il futuro. Chi ci azzecca ogni tanto potrebbe farlo solo per pura fortuna.
Nel settore finanziario non guasterebbe un po’ più di umiltà tra gli analisti, anche se non va molto di moda ammettere tutto ciò che non si è in grado di sapere.

Quindi, se ammettiamo di non riuscire a prevedere il futuro, come possiamo affrontare la sfida di investire i nostri risparmi? La risposta è unica per quanto mi riguarda: la ricerca di valore.

Anche il valore è un concetto che facilmente ci sfugge di mano, ma a differenza delle previsioni macroeconomiche, le carte sono leggermente di più dalla nostra parte.

È possibile affermare, senza alcun dubbio, che una società che quota a 50 volte gli utili è una che deve crescere molto velocemente per giustificare il prezzo assegnato alle sue azioni dalla borsa.
È altrettanto certo che il mercato ha delle aspettative piuttosto contenute per una società che quota a meno di 10 volte gli utili.

La difficoltà in questo approccio è data dal fatto che molte società con multipli bassi li hanno così per uno o più buoni motivi; puoi avere prezzi bassi o notizie belle, ma tipicamente non entrambi le cose.

L’analisi deve concentrarsi sulla distinzione tra di quelle situazioni in cui i prezzi bassi nascondono dei gioielli venduti a sconto e quelle in cui la società vale davvero poco (e forse meno delle quotazioni attuali).
Non sempre ci si arriva, ma lavorando con una certa diligenza si ha una marcia in più rispetto a chi prova ad investire sulla base delle previsioni macroeconomiche di dubbio valore.

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