2022 vs 2021

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Il 2021 è stato un anno segnato dall’ottimismo per l’uscita dalla devastante pandemia Covid-19. Già dai primi giorni dell’anno, il susseguirsi di notizie relative all’approvazione dei diversi tipi di vaccini da parte delle autorità ha consentito una partenza dei mercati con un certo brio e con forti indicazioni positive. In particolare l’efficacia vaccinale ha generato segnali positivi legati alle riaperture di tutti i settori economici e alla conseguente ripresa sostenuta delle economie mondiali.
Tutte le borse europee e quella americana hanno avuto un andamento tendenzialmente positivo raggiungendo nuovi massimi storici, pur con momenti di volatilità piuttosto marcata a fine gennaio, a fine febbraio poi a metà estate e ancora a fine settembre e novembre. ‘Le borse dei mercati emergenti hanno avuto invece un andamento tendenzialmente negativo, spinte in particolare da Cina, Brasile e Russia.
Ma cosa ha influenzato negativamente i mercati e innalzato la volatilità, nonostante la crescita mondiale per il 2021 sia stata intorno al 6% e le previsioni per il 2022 siano ancora per una crescita del PIL mondiale tra il 4,5 e il 4,9%?
Sono stati quattro i fattori determinanti: le recrudescenze del virus con le sue varianti, la comparsa dell’inflazione, la mancanza di semiconduttori e le tensioni legate alla Cina.
La comparsa di nuove varianti di Covid-19 ha fatto temere nuove chiusure e conseguenti rallentamenti economici. La crescita dell’inflazione, legata all’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, come anche dalle difficoltà di approvvigionamento da parte delle aziende, ha creato forti timori di ripercussioni sull’economia reale e di manovre restrittive da parte delle banche centrali. La mancanza di semiconduttori ha generato tensioni produttive e economiche su settori chiave come quello automobilistico, componentistico e dei beni durevoli. Infine le restrizioni su alcuni settori imposte dalle autorità cinesi (vedi Alibaba, Tencent e settore gaming) e le tensioni sul mercato immobiliare interno hanno portato a ripercussioni anche sulle altre economie mondiali.
Nonostante questi convitati di pietra, il 2021 si è chiuso positivamente per i mercati azionari delle economie sviluppate (esclusa la Cina). I mercati obbligazionari hanno chiuso in territorio fortemente negativo, esclusi gli High Yield e gli Inflation linked. ‘Tutto ciò perché i rendimenti negativi delle obbligazioni governative e l’innalzamento dell’inflazione hanno reso sempre meno attraente l’investimento nel comparto.
Il 2022 si apre perciò con un cauto ottimismo legato ancora alla crescita delle economie mondiali e all’uscita definitiva dalla devastante pandemia e dalle sue varianti.
Quello che caratterizzerà il 2022 sarà ancora la presenza di nuove varianti e il rischio di reflazione. Se i governi locali e le banche centrali riusciranno a tenere sotto controllo questi rischi, il 2022 e il 2023 saranno ancora due anni favorevoli per il mercato azionario, mentre il mercato obbligazionario resterà ancora poco attraente.

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